
Ci siamo. Il 2 ottobre esce La nuova evoluzione, il mio nuovo libro.
E forse il modo migliore per raccontarvelo è partire dalla domanda che mi ha accompagnato per tutto il tempo in cui l’ho scritto: siamo davvero così liberi e imprevedibili come ci piace pensare?
Ogni giorno scegliamo cosa guardare, cosa ascoltare, cosa comprare, chi seguire, cosa leggere, persino con chi parlare. Almeno crediamo di scegliere. Nel frattempo algoritmi sempre più sofisticati osservano i nostri comportamenti, imparano dalle nostre abitudini, anticipano i nostri desideri e costruiscono intorno a noi un mondo sempre più personalizzato. Netflix sa cosa potrebbe piacerci, Spotify conosce la musica che probabilmente ascolteremo, TikTok sembra sapere perfettamente quale video ci impedirà di chiudere l’app e Amazon qualche volta ci propone qualcosa che non sapevamo ancora di volere.
E poi è arrivata l’intelligenza artificiale.
Da quel momento la domanda è diventata ancora più grande. Continuiamo a chiederci cosa sapranno fare le macchine, quali lavori sostituiranno, quanto diventeranno intelligenti, se saranno capaci di creare, pensare, comprendere. Domande importanti, certo. Ma mentre lavoravo a questo libro mi sono convinto che ce ne fosse un’altra, molto più interessante.
Mentre le macchine stanno cambiando, cosa sta succedendo a noi?
La nuova evoluzione nasce da qui.
Non è un manuale sull’intelligenza artificiale e non è nemmeno l’ennesimo libro che annuncia l’imminente apocalisse tecnologica. Non troverete robot cattivissimi pronti a conquistare il pianeta né consigli su come costruirsi un bunker analogico e sopravvivere coltivando pomodori lontano dal Wi-Fi.
È soprattutto un libro sull’essere umano.
Ho provato a mettere insieme tecnologia, psicologia, filosofia, cultura digitale e vita quotidiana per capire cosa succede quando incontriamo sistemi capaci di conoscerci attraverso i nostri comportamenti. Quanto delle nostre decisioni nasce davvero da noi? Quanto siamo prevedibili? Che differenza esiste tra conoscere una persona e prevedere ciò che farà? E cosa resterà profondamente umano in un mondo nel quale una macchina può scrivere, creare, analizzare, suggerire e decidere sempre meglio?
Ho cercato di farlo senza tecnicismi, con leggerezza e ironia, perché sono convinto che si possa parlare seriamente delle cose senza necessariamente assumere l’espressione di chi sta spiegando la fine della civiltà occidentale a un convegno alle nove del mattino.
Dentro La nuova evoluzione ci sono gli algoritmi e i social network, i dati che lasciamo dietro di noi, le raccomandazioni che orientano le nostre giornate, l’intelligenza artificiale e il futuro del lavoro. Ma ci sono soprattutto l’errore, l’empatia, la creatività, il giudizio, la libertà, la capacità di cambiare idea. Tutte quelle caratteristiche che per molto tempo abbiamo considerato imperfezioni e che, paradossalmente, potrebbero diventare sempre più preziose proprio mentre le macchine diventano più efficienti.
Perché forse abbiamo commesso un errore curioso: abbiamo passato anni cercando di comportarci come macchine — produttivi, veloci, efficienti, misurabili, sempre disponibili — e proprio quando siamo finalmente riusciti a costruire macchine capaci di fare queste cose molto meglio di noi, abbiamo cominciato ad avere paura che potessero sostituirci.
Forse dovremmo guardare la questione al contrario.
Forse questa rivoluzione tecnologica può diventare l’occasione per chiederci nuovamente cosa significhi essere umani.
Ecco perché ho scelto il titolo La nuova evoluzione. Perché l’evoluzione di cui parlo non riguarda soltanto la tecnologia. Riguarda noi.
Il libro uscirà il 2 ottobre.
Da qui ad allora vi racconterò qualcosa in più: come è nato, alcune delle domande che mi hanno accompagnato mentre lo scrivevo, qualche passaggio e probabilmente anche qualche dubbio, perché sarebbe abbastanza incoerente scrivere un libro sul valore dell’errore fingendo di avere avuto tutto chiaro fin dall’inizio.
Per ora voglio lasciarvi con la frase che attraversa tutto il libro e che, arrivato all’ultima pagina, mi sembra ancora il modo migliore per raccontarlo:
La vera domanda non è cosa diventeranno le macchine. La vera domanda è cosa decideremo di diventare noi.
La nuova evoluzione
Michele Larotonda
Barnabò Edizioni
Dal 2 ottobre.
